Ricordi, all'Isolotto...


1954 – 2004

di Enzo Venuti

Ripercorrere nella memoria questo mezzo secolo non è facile: il ricordo spazia in tutta una vita.

L’Isolotto è il primo e maggior complesso Ina-casa di Firenze, sorto sulla riva sinistra dell’Arno di fronte al parco delle Cascine.

Quel 6 novembre 1954, quando ci fu la cerimonia della consegna delle chiavi agli assegnatari delle case popolari, c’ero anch’io; avevo quattro anni (e due giorni, per l’esattezza!)... Ricordo solo tanta gente davanti ad un palco, addobbato di bandiere tricolori e biancogigliate. Ai lati, altoparlanti a tromba e uomini che parlavano davanti ad un microfono… la gente applaudiva…

Poi anche al mi’ babbo hanno consegnato qualcosa: simbolicamente, le chiavi di casa!
Mi rivedo, sulle ginocchia di qualcuno (sicuramente mia madre), a bordo di un camion nel sedile accanto all’autista (il resto della famiglia ha fatto il viaggio in altro modo): era il trasloco dal mio paese natio – nel Valdarno superiore – in quella nuova casa che mio padre ebbe in assegnazione come lavoratore e nella quale io tuttora abito.



In tutto il vicinato le case erano appena finite di costruire, ma tutt’intorno le infrastutture erano in corso d’opera: le strade erano sterrate, l’illuminazione pubblica era in allestimento (pali di legno con un lampadone in cima) e le piante – che poi hanno dato il nome alle vie – erano da sistemare.

L’unica via d’accesso a questa “città satellite” era da via Bronzino, prendendo poi via del Palazzo dei Diavoli e quindi via Torcicoda o via dei Mortuli. Quest’ultima non arrivava al lungarno che, peraltro, non esisteva; infatti dal Ponte alla Vittoria il lungarno arrivava fino a quelle case settecentesche, che ancora si vedono, più o meno all’inizio della Montagnola. Il resto era tutto un argine dell’Arno, solo terra incolta.



La strada è stata il mio asilo infantile. La scuola elementare l’ho frequentata presso le “baracche verdi”: vere e proprie baracche di legno, con assi orizzontali, dipinte di verde. Oggi parte di questi edifici sono stati abbattuti, altri ricostruiti, con lo stesso cubaggio, in muratura e sono sede del “Circolo pensionati” e della “Comunità dell’Isolotto”, ma vengono identificati sempre con lo stesso appellativo: Baracche verdi!

Le nuove scuole elementari sono state costruite sulla Montagnola: una collinetta ad est del quartiere. L’intero complesso può essere segnalato come una delle prime attrezzature scolastiche nel comune di Firenze ad adottare una tipologia sbloccata a padiglioni: quattro nuclei di sei aule ciascuno, disposti intorno a uno spazio raccoglitore comune, collegati mediante un percorso mosso al blocco di servizi centrali (palestra, refettorio, biblioteca, amministrazione). Come ha scritto Grazia Gobbi nel suo “Itinerario di Firenze moderna” (Centro Di, Firenze, 1976).

La scuola media (quella della riforma) all’Isolotto ancora non c’era: si doveva andare in via Palazzuolo. Ma una volta edificata la prefabbricata “scuola media inferiore Eugenio Barzanti”, in via dei Bassi, il trasferimento è stato cosa ovvia. La scuola sorgeva lontano dall’abitato in mezzo ad un terreno deserto ed incolto. Per raggiungerla c’era un apposito servizio di autobus Ataf, dal capolinea del 9 al piazzale antistante l’ingresso della scuola. Oggi quella struttura, completamente circondata dall’abitato e dismessa all’ insegnamento per scarsità di polazione scolastica, è sede di uffici della Circoscrizione 4 del Comune di Firenze.



Per andare alle Cascine si doveva attraversare l’Arno in una traballante passerella di legno: ideata, costruita dall’ingeno di un uomo che si faceva pagare il pedaggio. Quando il fiume era particolarmente in secca era possibile attraversarlo saltando da un sasso ad un altro… e non si pagava il pedaggio! Nei giorni in cui il livello dell’acqua era superiore al normale lo stesso signore svolgeva il servizio di barcaiolo: con tariffe per adulti, bambini e biciclette. Naturalmente ancora non c’era quella pescaia, costruita quasi contemporaneamente alla moderna passerella. A proposito: quando, nel 1963, è stato costruito l’attuale ponte pedonale in cemento armato precompresso il barcaiolo-pontaio è stato risarcito con un posto in Comune.



In un’epoca - gli anni ’50 e ’60 - in cui la televisione era agli albori (non tutti ne possedevano una) e il cinema era quasi un lusso (non tanto per l’ingresso ma per la fatica di raggiungerne uno, senza mezzi di trasporto), un’attrattiva per il divertimento era offerta da una famiglia di circensi che, in certi periodi dell’anno, montavano il loro tendone stazionando in piazza dei Tigli oppure in piazza dell’Isolotto. I periodi di permanenza variavano a seconda delle lamentele della popolazione per i “suoni” prodotti dai vari spettacoli. I Caroli si esibivano in vari numeri di equilibrismo, di forza fisica, di giochi d’abilità e tante scenette comiche dove l’anziano “Gratta” era il pagliaccio più divertente. Quando la televisione, il cinema… e i “rompicoglioni” hanno preso il sopravvento i Caroli si sono ritirati dall’attività. Il loro tendone è diventato il primo “Teatro Tenda” del Lungarno Aldo Moro, oggi Saschall.



Il mio primo lavoro è stato come operaio presso la F.I.A.B.A. (Fabbrica Italiana Accessori Borse e Affini) allestita in quel locale che doveva essere la sala teatro del “circolo del prete”; ma “quel prete” non volle mai realizzarlo per non fare concorrenza sleale al “circolino” che già esisteva presso la Casa del Popolo in via del Palazzo dei Diavoli. Alla fine degli anni ’70, chiusa quella “fabbrichetta” che dava lavoro ad una settantina di persone, quei locali furono restituiti alla parrocchia per diventarne la sala della comunità… ma ha conservato tutt’oggi il nome: “Sala Fiaba”.



Troppo ci sarebbe da scrivere, manca solo il tempo e lo spazio. Certo adesso l’Isolotto è cresciuto tanto, è irriconoscibile rispetto a quello degli anni ’50. L’espansione urbanistica, le strade d’accesso e soprattutto quelle di scorrimento e collegamento con le superstrade ed autostrade, hanno fatto del quartiere a sud-ovest di Firenze un centro abitativo e commerciale, con i suoi circa 60.000 abitanti, paragonabile più ad una cittadina che ad un rione periferico.

Enzo